Benetton, 19 stranieri (su 41). La realpolitik di Zatta: «Saranno utili anche per la Nazionale, abbiamo dato attenzione all’eleggibilità»

anthony   2014-07-18   Comments Off on Benetton, 19 stranieri (su 41). La realpolitik di Zatta: «Saranno utili anche per la Nazionale, abbiamo dato attenzione all’eleggibilità»

Per quattro anni Vittorio Munari, ormai ex direttore generale del Benetton, ha ripetuto che l’esperienza nel Pro12 non avrebbe avuto alcun futuro di successo. L’attuale filiera della formazione non funziona, il movimento non è in grado di produrre giocatori di alto livello per alimentare due franchigie impegnate a confrontarsi regolarmente con il meglio del rugby europeo: ecco la tesi sostenuta da Munari, peraltro non ancora smentita dai fatti.

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Joe Carlisle, novità inglese per il ruolo di apertura. Se rimarrà in Italia per tre stagioni, sarà eleggibile per l’azzurro

 

 

E’ coerentemente con questa idea di fondo che il Benetton si è mosso per allestire la rosa con cui presentarsi al nuovo quadriennio celtico. Il club biancoverde si è sì affidato ad un tecnico italiano (anzi ad un enfant du pays come Umberto Casellato), ha sì drenato il meglio dei talenti dell’Eccellenza veneta (vedi Ragusi e Bacchin, classe ‘92, e Barbini, un ’90), ma nella sostanza ha basato il mercato sui giocatori di scuola straniera. In un organico di 41, saranno così ben 19 gli atleti nati e formatisi rugbisticamente fuori dall’Italia; di questi 15 sono i neoacquisti, includendo anche il pilone argentino in arrivo. Di certo un record per Treviso, che aveva provato a mantenere un’ossatura nazionale, se non veneta, anche negli anni della corsa sfrenata agli stranieri.

Singolare che la svolta coincida proprio con il passaggio ad una “compartecipazione” nel budget (e conseguentemente nella progettualità) da parte della Federugby, che nei prossimi quattro verserà un contributo 4 milioni a stagione al Benetton. «Le franchigie devono diventare la palestra della Nazionale», dichiarò al momento dell’accordo il presidente federale Alfredo Gavazzi, insistendo anche sull’italianità dei futuri staff tecnici. Una nuova polemica in vista?

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Da Western Force arriva Salesi Manu, classe 1990

Di certo non sarà comunque sfuggito a Gavazzi che l’arrivo a Treviso di un contingente straniero così cospicuo e qualificato potrà giovare direttamente alla Nazionale azzurra nel giro di tre anni, il tempo necessario cioè ad ottenere l’equiparazione per residenza. E’ il caso diMeyer Swanepoel, sudafricano prelevato dal Mogliano, il quale può essere già convocato dal ct Jacques Brunel, o del neozelandese Dean Budd, dal 2012 al Benetton, e che quindi equiparato diventerà dalla fine di questa stagione. Una scorciatoia ormai praticata ad ogni latitudine, in un rugby sempre più globalizzato.

«Con l’eccezione di Seniloli, Vallejos Cinalli e Harden, che hanno già giocato nelle rispettive Nazionali, tutti i nuovi stranieri hanno i requisiti per diventare eleggibili per la maglia azzurra», commenta Amerino Zatta, «ed alcuni di loro hanno un’età che li rende interessanti in prospettiva futura, ad esempio Anae e Manu (rispettivamente 1989 e 1990, ndr). Muovendoci nel mercato abbiamo preso in considerazione anche l’aspetto dell’eventuale equiparabilità in chiave azzurra».

La strategia del Benetton è stata ispirata da un rigoroso pragmatismo. Avere qualche azzurro in meno significherà meno scompensi nei periodi di concomitanza fra Nazionale, quando in ogni caso gli stranieri verranno utilizzati massicciamente lasciandosi alle spalle le irrisolte difficoltà del sistema deipermit-players. E fra gli stranieri sono stati privilegiati gli atleti di DNA polinesiano, la forza-lavoro più pregiata del rugby mondiale per l’innata resistenza agli impatti e per la possibilità di montare “carrozzerie” muscolari sempre più spinte. Con i 129 chili di Mat Luamanu (ma si dice che durante l’esperienza giapponese il suo peso abbia sfiorato i 140), i 127 di Leo Auva’a, i 117 di Albert Anae, i 122 di Salesi Manu, certamente non sarà un pack biancoverde facile da domare.

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Vallejos Cinalli, altro nome nuovo per Treviso

«Ma il nostro obiettivo resta quello di dare il maggiore spazio possibile agli italiani», puntualizza Zatta, «nell’ultimo tour c’erano solo 5 giocatori di Treviso (Sgarbi, Derbyshire, Esposito, Campagnaro e Fuser, ndr) ma non dimentichiamo che i nostri azzurri sono potenzialmente 12 (aggiungiamo Gori, Zanni, Favaro, Minto, Pavanello, Morisi e Giazzon, ndr), sempre che Brunel non convochi qualcun altro nel corso della prossima stagione, che mi sembra probabile. Il contributo del Benetton alla Nazionale resta importante. E presto dovremo incontrare Brunel per definire la gestione degli azzurri nella stagione del Mondiale, con eventuali riposi concordati. Quanto alle concomitanze con test di novembre e Sei Nazioni, allora giocherà chi è a disposizione di Casellato e forse sarà un Benetton un po’ più straniero: il sistema dei permit-players creava problemi sia a chi i giocatori li concedeva che a chi li prendeva in prestito. Inoltre il calendario del Pro12 dovrebbe essere finalmente pensato per avere di domenica le partite in coincidenza del Sei Nazioni, così che i giocatori inutilizzati della Nazionali possano rientrare al club».

Altri punti di domanda riguardano l’ordine interno all’ambiente trevigiano. Si è passati da un gruppo forte di una sola nazionalità – i sudafricani sotto Franco Smith – ad un mix composito di provenienze, al di là di eventuali passaporti italiani: 2 inglesi (Carlisle e Harden, però mezzo australiano), un fijiano (Seniloli), 6 neozelandesi (Auva’a, Luamanu, Hayward, Christie, Budd e Anae, altro mezzo australiano), 2 australiani (Ambrosini e Manu), 2 sudafricani (Swanepoel e Van Zyl), 6 argentini (Vallejos Cinalli, Sbaraglini, Novak, Acosta, Mercanti, il mister X in arrivo). Trovare l’amalgama fra questi ingredienti sarà la sfida principale dello staff biancoverde.