«Portame na sciarpa, ceo». Sergio, il club e i suoi ragazzi. Il saluto commosso del Silea

anthony   2014-07-08   Comments Off on «Portame na sciarpa, ceo». Sergio, il club e i suoi ragazzi. Il saluto commosso del Silea

 

Dove c’è rugby, c’è una casetta (o “baracca”, o club, o club-house che dir si voglia). E se c’è la casetta significa che c’è anche lui, il custode-factotum. Lo abbiamo conosciuto tutti. Profilo: pensionato, un passato da giocatore, un presente di padre di giocatore/i. Il suo è volontariato puro (la linfa di tutto il rugby di base, in Italia e ovunque). Svolge i compiti più svariati, con abilità che inglobano quelle del giardiniere, del muratore, dell’imbianchino, dell’idraulico, dell’elettricista e, last but not least, del cuoco. Per il custode-factotum la grigliata delle costesine e delle luganeghe saranno le ennesime gocce sudore versate per i ragazzi, ma è anche e soprattutto il più gratificante momento di gloria.

sergio piccinato

Sergio Piccinato ai fornelli nella club-house di Silea

A Silea Sergio è stato tutto questo, per vent’anni: il custode, il factotum, il papà, l’amico. Una presenza quotidiana al campo, tanto che l’incidente che gli è costata la vita è occorso martedì scorso proprio mentre stava lavorando alla manutenzione dell’impianto di via Cendon. Sergio Piccinato, che in quel momento si trovava da solo, è probabilmente caduto da una scala di elettricista, battendo il capo. Le sue condizioni sono apparse immediatamente gravi. Dopo quattro giorni di coma, Sergio è spirato domenica lasciando un enorme vuoto nell’ambiente del rugby a Silea, oltre che nella famiglia di Vilma, Andrea, Alessandro e Sara.

Sergio, detto anche “Picci” o “Sean Connery”, aveva vissuto tutta la storia della società, dalla fondazione ai fasti della serie A, ma anche gli anni più bui e la recente rinascita. «Al club faceva tutto», raccontano a Silea, «tagliava l’erba, lavava le maglie, si occupava della manutenzione, dava l’acqua ai campi, passava il rullo, puliva gli spogliatoi, spinava le birre, cucinava pastasciutte, preparava panini. Se la domenica non c’erano impegni da noi, la passione per il rugby lo portava sugli altri campi vicini, a Casale, Villorba, Montebelluna, Conegliano, Paese… Comunque qualcuno per bere una birra insieme lo incontrava sempre».

Era un finto burbero: «Brontolava, si incazzava, ti mandava in mona, diceva che non sarebbe più venuto. Poi il giorno dopo ritrovavi la sua Ford Focus parcheggiata fuori. Le arrabbiature gli passavano in fretta ed era di nuovo pronto a raccontarti le sue barzellette. Qualcuna bella, altre terrificanti».

Nella casetta di Silea rimarrà, oltre all’affettuoso ricordo di Sergio, anche un segno tangibile della sua presenza: le sciarpe appese alle pareti. «Era un suo pallino. Si tratta di regali portati dai molti amici vicini e lontani. “Portame na sciarpa, ceo”, diceva ogni volta che qualcuno partiva…»