Ignoranza, mancanza di ignoranza, ignoranti (dizionario fraseologico rugbistico veneto -4)

anthony   2014-01-15   Comments Off on Ignoranza, mancanza di ignoranza, ignoranti (dizionario fraseologico rugbistico veneto -4)

Capitava la domenica in cui il Brusaporco si provava ad aprire palla al largo, vedendola però scivolare banalmente dalle mani dei trequarti. Un paio di in-avanti passi, ma se si insisteva in un gioco sterile e pretenzioso ai veci saltava la mosca al naso. E allora da quell’angolo di tribuna attaccavano le grida: «Zoga ‘gnorante! Zo-ga ‘gno-rante, boia can!».

cristo martin johnson

L’azzurro Walter Cristofoletto, senza timori reverenziali, si fa rispettare con l’inglese Martin Johnson

Cosa intendevano i veci? Rimettersi a fare le cose semplici, a fare le cose come vanno fatte. Back to basics, tornare ai fondamentali. Beh, intendevano zogar ‘gnorante, punto e basta.

“Ignorante” nel rugby veneto non rimanda ad un giudizio tecnico e morale, ad un “bene” o ad un “male”. “Ignorante” riguarda il modo del gesto giocare-a-rugby. Giocare come è giusto e appropriato, comme il faut. C’è un’altra parola del dialetto che in altri contesti comporta in questo modo ed è “puito”. Gò magnà puito non significa che io abbia appena mangiato in un 3 stelle Michelin, ma che sì ho mangiato bene, tutto a posto, ne’ troppo ne’ troppo poco. Ho mangiato, insomma, come si deve. Fa puito rivolto ad un bottegaio, al momento di pagare: fissa il prezzo giusto, il prezzo equo perché capisco che devi vivere anche tu ma no sta ciavarme. «Scrivi puito!», raccomandavano i veci ai giovani cronisti che, seduti sui freddi gradoni della tribuna, prendevano appunti per le 30 righe da spedire al Gazzettino di Brusaporco.

toni galeazzo

Il petrarchino Toni Galeazzo in azione

«Zoga ‘gnorante» urlavano, invocando di mettere da parte qualsiasi fronzolo superfluo e di tornare all’abc, all’essenziale. E l’essenza del rugby è il combattimento fisico. Chi vi parlerà del rugby come di «una partita a scacchi» e di rugbisti «gentiluomini» è partito per la tangente; e sicuramente non è si è mai ritrovato dentro ad una ruck. Il primo fondamentale per vincere una partita di rugby è prevalere fisicamente sull’avversario, o perlomeno non lasciarsi sopraffare. Soprattutto nella conquista del pallone, cioè in mischia e nelle fasi in cui il possesso dell’ovale viene contestato. Perché se gli avanti si fanno mettere sotto allora tutta la squadra sarà attraversata da dubbi e da sensazioni di insicurezza, viceversa quando gli avanti si impongono tutti in campo prendono fiducia e coraggio.

«Zoga ‘gnorante» per cambiare verso alla partita: ricomincia a correre dritto-per-dritto, porta avanti la palla spingendo sulle gambe anche con il difensore attaccato, tira uno di quei placcaggi che lasciano l’avversario per terra. Se serve, fai anche partire la scazzottata, che è sempre meglio di farsi mettere sotto nel combattimento. Non esistono squadre vincenti senza ignoranza, ne’ ieri ne’ oggi e a qualsiasi livello. Al contrario, la mancanza di ignoranza può essere una macchia decisiva anche in squadre ricche di qualità tecniche.

“Ignorante” – ça va sans dire – è dunque il giocatore che esprime questo carattere, il giocatore che affronti il combattimento fisico con l’avversario guidato solo dal coraggio, dal desiderio di imporsi, di fargli male. Senza avere in testa la minima esitazione: ignorante in questo senso. Ignorante qui non ha nulla a che fare con le lauree o con i libri letti, anche se resta un dato di fatto piuttosto ovvio che i giocatori più superbamente ignoranti erano muratori, contadini, al massimo idraulici. Nel Brusaporco naturalmente nessuno giocava a rugby per mestiere.

Simone Favaro

Simone Favaro in maglia azzurra, al placcaggio

Esempi ce ne sarebbero molti. Mi vengono in mente Flaviano Brizzante del Rovigo, nel Petrarca Mauro Gardin e Toni Galeazzo, Walter Cristofoletto nel Treviso e in Nazionale,  a Mirano uno comeGianni Banzato. Il San Donà degli anni Novanta era un bel covo di ignoranti – gente come Guido Porcellato, Giancarlo Pivetta, Guido Porcellato, l’argentino Tati Milano non si lasciava mettere sotto da nessuno – e lo stesso si può dire storicamente del rugby aquilano.

Resta il dubbio se possa essere ignorante un giocatore che non appartenga al pack. Ma mi sembra un’ eccezione possibile pensando all’ultimo Alessandro Troncon (che era ormai una quarta terza linea) o a un cagnaccio come l’aquilano Francesco Pietrosanti. Oggi come oggi il giocatore del giro azzurro più ignorante è senza dubbio Simone Favaro: sempre a testa bassa, paura mai.

Quale sia il contrario di ignorante non saprei con precisione. Per i giocatori un po’ molli scattano di solito maligni soprannomi da parte del pubblico e degli avversari: tipo “puina” (altra versione: “pua”) o “minestrina”. Si può sentir dire anche «Bravo zogador sì, ma sé ‘na figa», traduzione «ha doti tecniche ma non è certo un cuor di leone».