Dogi-Cantabrians, match da leggenda. Montebelluna 1979, quando l’Italia conobbe l’autentico grande rugby neozelandese

anthony   2013-07-02   Comments Off on Dogi-Cantabrians, match da leggenda. Montebelluna 1979, quando l’Italia conobbe l’autentico grande rugby neozelandese

I Dogi erano nati nel 1974 e fin a quel momento avevano vinto 7 delle 8 partite giocate, incluso un doppio successo a Padova e Londra sugli Harlequins, a dire il vero una squadra scesa in campo a ranghi ridotti (la sconfitta era giunta per mano del Cardiff 14-12, a Treviso nel ’78).

cantabrians

Syd Going, stella degli All Blacks, inseguito dal veneto Franceschini

I Cantabrians stavano girando l’Europa e avevano collezionato vittime illustri come Neath e Pontypool quando a Tino Alessandrini, presidente della selezione ad invito, venne offerta la chance di una sfida con i neozelandesi, realizzatasi grazie all’organizzazione di Vittorio Munari, allora agente turistico.

Disputato a Montebelluna il 14 marzo 1979 di fronte a 6.000 spettatori, quel Dogi-Cantabrians passerà agli annali per la qualità del gioco visto in campo. Gli All Blacks erano già stati visti a Padova contro il XV del Presidente, eppure fu proprio in quella partita in notturna che il rugby italiano misurò la lontananza abissale dai neozelandesi, anche al di là del netto risultato sul campo (6-23, punti veneti di Stefano Bettarello con un drop e un piazzato). I Cantabrians schieravano un XV qualificatissimo, con un fuoriclasse come Syd Going ad organizzare la manovra.

Così scriveva sulla rivista All Rugby il decano di tutti i giornalisti della palla ovale, Luciano Ravagnani:

L’incontro dei Cantabrians è stato un brano da antologia nella storia del rugby italiano. Il rugby visto a Montebelluna è il più denso di contenuti mai giocato nel Veneto. Se la moviola del ricordo non inganna, superiore addirittura a All Blacks-XV del Presidente. (…) Gli All Blacks di Graham Mourie erano “nuovi”. A Padova hanno giocato per la prima volta insieme. Il rugby dei Cantabrians di Montebelluna è un distillato di scienza rugbistica. La cadenza, la concentrazione, l’impegno fisico, le iniziative, le prodezze individuali e collettive di Dogi-Cantabrians resteranno memorabili. Quel che ha stupito dei neozelandesi è stato il gioco di insieme, possibile a questi livelli in una selezione perché il comune denominatore costituito dalla classe è parso evidente.

I neozelandesi fecero pagare la giusta tariffa ai Dogi, da parte loro per nulla rinunciatari. Ad impressionare soprattutto fu l’agilità e la coordinazione degli avanti ospiti. Così Ravagnani:

Il match non è stato “allegro”, tutt’altro. Quando Cadamuro, nello spogliatoio, ha chiamato i capitani Wyllie e De Anna per la scelta del campo, sono rimasto sorpreso vedendo il neozelandese non preoccuparsi affatto della monetina: il suo sguardo era fisso e scrutatore su De Anna. In campo ad un certo momento è stata battaglia feroce. Un’azione dei Cantabrians ha quasi choccato il pubblico: al 30′ del primo tempo, un maul neozelandese iniziato a metà campo si è “aperto” soltanto sulla linea dei 22 dei Dogi. La progressione, lenta ma inarrestabile, si è conclusa dopo 30 metri: la palla “lavorata” all’interno del maul è stata portata avanti con un susseguirsi di ruote, di arresti, di penetrazioni.

Prima del match i Cantabrians si esibirono in una haka guidata da Billy Bush, il pilone maori che l’anno dopo venne a giocare a Villorba. Curioso l’episodio sulle maglie. Quando le due squadre si presentarono allo stadio si scoprì che sia Dogi che Cantabrians vestivano in rosso amaranto. E nessuno possedeva seconde maglie. Così i neozelandesi giocarono la partita con le maglie (a volte un po’ strette…) del Montebelluna Calcio.