Alfredo Gavazzi rilancia su Treviso. «Al Benetton più contributi e meno regole, l’Italia ha bisogno di risultati di prestigio in Europa»

anthony   2013-05-31   Comments Off on Alfredo Gavazzi rilancia su Treviso. «Al Benetton più contributi e meno regole, l’Italia ha bisogno di risultati di prestigio in Europa»

«La Fir vuole un Benetton sempre più forte: centrare traguardi importanti, come le semifinali di Pro12 o il passaggio del turno in Heinken Cup, è indispensabile a tutto il rugby italiano per acquisire peso sugli scacchieri internazionali». Il presidente Alfredo Gavazzi cambia rotta rispetto alla precedente gestione federale e ritaglia per Treviso il ruolo di “ambasciatore” della nostra palla ovale all’estero. Un’apertura di credito non del tutto scontata, se si considera la dura competizione elettorale che aveva opposto Gavazzi al massimo dirigente biancoverde Amerino Zatta appena la scorsa estate.

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Il presidente Fir Alfredo Gavazzi

Ma oggi la Federugby, mentre rassicura che non esiste alcun progetto di trasloco da Treviso, propone al Benetton una nuova “entente cordiale”. Gavazzi offre deregulation e maggiori contributi, chiedendo in cambio successi in Europa nel più breve tempo possibile. Nel disegno Fir a formare i giovani per la Nazionale ci penseranno, invece, soprattutto le Zebre del duo trevigiano Cavinato-Casellato.

«Treviso ha disputato una stagione positiva e l’obiettivo che auspichiamo, cioè l’ingresso fra le prime quattro del Pro12, è ormai alla portata», spiega Gavazzi, «dispone già di una struttura forte di giocatori italiani, basata su quei sei, sette atleti di classe ’82-’85 che ha preso da Calvisano. Sugli stranieri, credo sarebbe meglio fossero di meno e di altissimo livello, ma le scelte spettano comunque in piena autonomia al club. L’impegno della Fir è di mettere sempre il Benetton nelle condizioni migliori per lavorare e ottenere risultati di prestigio».

D. Treviso ha sempre sostenuto che le norme sugli stranieri ne hanno limitato la competitività internazionale.

AG. «Attualmente, infatti, abbiamo abolito ogni limitazione sul numero e sul ruolo degli stranieri. Fermo restando che è bello vedere in campo un XV tutto italiano, io resto in ogni caso tifoso di Treviso: più vince, più sono contento. Perché più vincono la Nazionale e le nostre squadre, più il rugby italiano viene rispettato all’estero».

D. Il Benetton si è anche sempre lamentato della gestione dei permit players e non gradisce oggi la soluzione di giocatori assegnati secondo la classifica, preferendo avere prestiti con le società limitrofe.

AG. «Treviso ha le sue esigenze ma io sono il presidente di tutti i club italiani. Avevo proposto una distribuzione di giocatori sulla base della classifica perché mi sembrava una regola equa per tutti, mentre c’è il rischio che per la lontananza geografica le franchigie non prendano permit players, ad esempio, dalle squadre romane. Ho in mente una terza soluzione, ma alla fine saranno comunque i presidenti dell’Eccellenza a decidere. Attenzione però, se oggi la questione dei permit player diventa più importante è perché il Benetton ha scelto, autonomamente, di ridurre il budget e la rosa».

D. Uno dei nodi principali per il futuro, secondo Zatta, è la disparità del sostegno economico federale fra le due franchigie. La situazione cambierà?

AG. «La Fir dà a Treviso un contributo importante di oltre 3 milioni a stagione, che crescerà nei prossimi due anni. Con Zatta c’è già un accordo preciso. Quella delle Zebre è una situazione ereditata dal passato, così come abbiamo ereditato una serie di contratti biennali. Se Benetton deve fare la sua strada autonomamente, la franchigia federale servirà invece a supportare precise scelte in prospettiva Nazionale, ad esempio la crescita di Tommaso Iannone nel ruolo di apertura. Senza assilli di risultato: Cavinato punta a 7 successi, io sarei soddisfatto se le Zebre vincessero 5 partite nella prossima stagione».

D. La Fir sta valutando di spostare la franchigia veneta a Roma?

AG. «No, io ho solo detto che oggi Benetton come azienda ha più interessi nella capitale che a Treviso. Tutto qui. L’idea a lungo termine è invece di avere tre squadre in Pro12, magari approfittando delle difficoltà di irlandesi e gallesi a mantenerne quattro: nord-est, nord-ovest con un campo prestigioso a Milano, centro-sud con sede al Flaminio oggi inutilizzato. Ma prima ancora l’obiettivo primario è di smettere di pagare i tre milioni di euro per la partecipazione e anzi diventare soci effettivi, come nel Sei Nazioni. E’ una dura sfida sul piano politico ma un giorno la vinceremo. Di fatto l’Italia con i suoi 60 milioni di abitanti come bacino di mercato conta molto più dei tre paesi della Celtic League messi insieme e i loro 15 milioni: siamo noi il vero valore aggiunto del torneo. Ci aiuterebbe in questa battaglia ottenere un buon contratto televisivo in Italia.».

D. Quanto è stato rilevante il contributo del lavoro di Treviso per il buon Sei Nazioni azzurro?

AG. «Non può essere distinta la crescita di un giocatore fra club e Nazionale. Le due esperienze si completano. Gli azzurri sono cresciuti molto a Treviso negli ultimi anni, ma ogni volta che hanno disputato match con la maglia azzurra sono tornati al Benetton più forti».

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Benetton contro Zebre nel derby 2012-13

D. E’ vero, come si dice, che lei avrebbe offerto un posto in Fir a Vittorio Munari, general manager biancoverde?

AG. «No, sarebbe scorretto da parte della Fir tentare di “rubare” un dirigente ad una sua società. In occasione di un incontro a cui era presente anche Zatta, però, ho detto che se il Benetton dovesse privarsi dei servizi di Munari potremmo parlare di un suo passaggio alla Federazione. Sa, nessun rapporto è eterno: anche Ferguson ha lasciato il Manchester… Comunque conosco bene Munari e so anche che riesce a lavorare meglio da solo, piuttosto che in gruppo».

D. Quali sono i rapporti con il presidente del Comitato Veneto, Marzio Innocenti?

AG. «Ho promesso di non rivolgergli più la parola in vita mia. Innocenti può interloquire con tutta la struttura federale fino al vicepresidente Saccà, ma non con me».

D. Quando vedremo la Nazionale giocare un test-match in Veneto?

AG. «Come Fir ci piacerebbe che fosse al più presto, ma non abbiamo ricevuto alcuna richiesta da amministrazioni della regione. Siamo disposti a valutare una proposta fin da subito (a novembre l’Italia ospiterà Australia, Fiji e Argentina, ndr) ma ci deve essere un comune disposto a coprire gli 80mila euro di spese di ospitalità. E c’è anche un problema di stadi: solo Padova e Verona sono adeguati in Veneto».