Nel 1983 con Lombard e i Francescato il primo scudetto targato Benetton. Treviso, trent’anni di successi con lo sponsor storico

anthony   2013-05-13   Comments Off on Nel 1983 con Lombard e i Francescato il primo scudetto targato Benetton. Treviso, trent’anni di successi con lo sponsor storico

Era il maggio del 1983 e l’Italia allora conquistava un risultato a suo modo storico, riuscendo a battere 12-10 a Catania l’Unione Sovietica, allora una vera bestia nera (o rossa?) degli azzurri. In campionato succedeva qualcosa di altrettanto storico, se visto con gli occhi di oggi: il primo successo di Treviso targato Benetton, un binomio che trent’anni dopo non solo è ancora attuale nel rugby italiano ma ne rappresenta anche l’espressione più alta a livello di club.

benetton 1983

Il Benetton Treviso in festa con i tifosi per lo scudetto 1982-1983, dopo il successo nel derby con il Petrarca

Fu lo scudetto dei tre Francescato, Nello-Rino-Bruno, di uno straniero decisivo come il sudafricano Paul Lombard, del metaman Manrico Marchetto, di una mischia di assoluto valore che si basava sulla forza fisica di Gianni Zanon, Stefano Annibal e Guido Rossi, e sulle qualità di un tallonatore già “moderno” come Claudio “Bobi” Robazza.

Conquistato l’accesso alla poule-scudetto senza convincere veramente, i trevigiani – che per il quinto anno vestivano maglie con la griffe Benetton – esplodevano con una seconda fase quasi perfetta ma sempre punto a punto con l’avversario più duro, la Scavolini L’Aquila campione in carica. Al “Fattori”, inespugnabile, la squadra dal presidente Arrigo Manavello perde l’unico match della poule, ma ci vuole solo un successo all’ultima giornata in un derby per niente accademico contro il Petrarca per ottenere matematicamente il titolo a spese degli abruzzesi, la squadra di Ghizzoni, Mascioletti, dei Morelli e dello springbok Rob Louw.

paul lombard

Paul Lombard e Lello Dolfato, protagonisti della stagione (foto tratta dal libro “La Sesta Nazione”, edito dalla Fir)

La sorpresa dell’anno è Paul Lombard, mediano di mischia sudafricano che per l’Italia è un fuoriclasse. A Padova segna una meta coast-to-coast che passa agli annali. Ai trequarti, che da sempre sono il punto di forza di Treviso, si affianca una mischia giunta a maturità, solida e ottimamente organizzata. In terza un flanker, Lello Dolfato, che diventerà presto il capitano della squadra e che il destino si porterà via troppo presto (Dolfato è morto nel 1997 in un incidente stradale).

Nella poule-scudetto i trevigiani vincono 13 gare su 14 e segnano ben 390 punti, subendone appena 98. Le mete sono ben 57, al ritmo dunque di più di 4 a partita. La vulgata cittadina vuole che la squadra e l’allenatore “Ciodo” De Cristoforo non andassero affatto d’accordo e che la trasformazione fra prima e seconda fase fosse dovuta ad una sorta di “ammutinamento” interno, con formazione decisa dai giocatori – e non dal tecnico – con una riunione al Bar Biffi di piazza dei Signori ogni venerdì sera.

E comincia così una storia di successi che vede Treviso legata indissolubilmente al nome Benetton, qualcosa più di un mecenate o di uno sponsor (dal 1999 la famiglia è divenuto proprietaria a tutti gli effetti della società). Una storia che si alimenta anche della linfa delle società del territorio, Tarvisium su tutte, e che è passata attraverso altri 12 titoli tricolori fino ad approdare agli scenari internazionali di Heineken Cup e Pro12.

treviso campione

Il pubblico di Treviso esulta. Il cartellone dice, in dialetto: “Padovani e aquilani sempre dadrio ai trevisani”

Cosa è cambiato in questi trent’anni? Tutto, all’apparenza. Soprattutto si è dissolto quel legame fra squadra e città che ha caratterizzato il “rugby dei campanili” che fece emozionare il Veneto finché la palla ovale rimase nella dimensione locale e dilettantistica, mentre negli anni Duemila si è spezzata anche la relazione fra generazioni con l’allontanamento dei veci e di giocatori-simbolo come Alessandro Troncon.

Può essere che questo sia l’inevitabile prezzo da pagare per l’approdo ad una realtà totalmente professionistica, ma la domanda resta aperta. Da locale a globale, il Benetton rimane. E approccia oggi nuove sfide, non meno appassionanti di quelle del passato, per provare la scalata ai vertici europei.

Ps. Nessuno saprà mai se si dice il Benetton o la Benetton. Chi scrive decise un giorno, unilateralmente e arbitrariamente, per il maschile (la Benetton mi sembrava più una squadra di basket…).