Giancarlo Volpato e la “squadra” della Colonna (ci sono anche Mauro Bergamasco e John Kirwan). Una storia di rugby vero

anthony   2013-05-06   Comments Off on Giancarlo Volpato e la “squadra” della Colonna (ci sono anche Mauro Bergamasco e John Kirwan). Una storia di rugby vero

Giancarlo Volpato è un rugbista vero: per il coraggio, la forza di volontà, la tenacia. Dell’Associazione La Colonna, ormai un punto di riferimento per tutte le persone che hanno a che fare con le lesioni spinali e più in generale per il mondo della disabilità, “Gianca” è il fondatore e il presidente. Ma sarebbe più giusto chiamarlo capitano, perché è il suo esempio – leading by example, come dicono – a guidare verso sfide sempre nuove una infaticabile squadra. Gli amici da sempre di Mirano (la sua città), medici e ricercatori, gente comune e gente di sport, semplici volontari e volti noti come John Kirwan e la sprinter Manuela Levorato che non sono solo testimonial ma sostenitori attivi dell’associazione.

volpato

Giancarlo Volpato

Nel 1993 Volpato è stato vittima di un infortunio di gioco che gli ha procurato una grave invalidità. I compagni, che si attivano immediatamente, sono già il nucleo che darà vita nel 2001 all’associazione. Lo scopo principale, assolto attraverso il sito lesionispinali.org, è fornire informazioni attorno alla tematica della lesioni al midollo spinale e a tutti i problemi imposti dalla condizione di tetraplegia.

Ma Volpato e La Colonna organizzano anche eventi di fund-raising trovando grande sostegno nel mondo del rugby. E ottenendo risultati concreti: in questi anni l’associazione ha contribuito alla ricerca scientifica con le staminali (che rappresentano la grande speranza per i mielolesi) e con le nanotecnologie, ha acquistato strumenti specifici per ambulatori e ospedali, ha contribuito ad interventi per l’abbattimento di barriere architettoniche. Un grandissimo alleato è stato John Kirwan, che si è inventato “Io nuoto per Gianca” e attraverso la sua fondazione JK14 si è impegnato soprattutto per un aiuto rivolto alla qualità della vita quotidiana, donando ai servizi sociali del Comune di Mirano un furgone attrezzato per il trasporto delle persone con disabilità. Ancora dal mondo del rugby, con il pensiero rivolto all’amico Giancarlo Roberto Bortolato intraprese il cammino a piedi da Venezia a Santiago di Compostela.

La più recente iniziativa della Colonna è questo video prodotto dalla Provincia di Venezia e distribuito nelle scuole superiori. C’è Giancarlo Volpato, c’è Mauro Bergamasco (alla fine, dal 13′), Manuela Levorato, la Reyer Venezia, c’è Daniele Furlan che è con Giancarlo l’altro grande trascinatore dell’associazione. Il 1° giugno il prossimo appuntamento dell’associazione per un torneo touch nella piazza, significativamente ovale, di Mirano.

Ma la vicenda di Volpato obbliga anche a riflettere sui rischi del rugby, in particolare nella sua dimensione amatoriale. I giocatori vittime di “grandi infortuni” sono in Italia ben 8, come informa la FIR che nell’ultimo Consiglio ha offerto a ciascuno di loro una somma di 18mila euro liquidando il fondo di solidarietà. «Gli incidenti sportivi sono statisticamente solo una causa minore di tetraplegia», spiega il dottor Mauro Menarini, esperto di lesioni spinali, «se si escludono gli sport motoristici, le uniche discipline interessate sono il calcio e il rugby e il numero di infortuni gravi del rugby si può considerare decisamente alto, in rapporto al numero dei praticanti». Si tratta di atleti che hanno in comune spesso il ruolo di tallonatore e quindi la dinamica dell’infortunio in una fase di mischia (il caso di Volpato assomiglia infatti a quelli del viadanese Battista Berra, dello spezzino Cosimo Alessandro, dell’algherese Giuseppe Pinna). E nessuno di questi episodi è accaduto in una categoria superiore alla serie B, più spesso anzi l’infortunio invalidante capita in situazioni totalmente amatoriali.

L’attenzione sulla sicurezza e l’incolumità degli atleti va tenuta alta, come fanno gli “Amici di Cosimo” che hanno avviato il progetto Sicurugby. Ed è sempre più una necessita oggi che i club accolgono appassionati dell’ultima ora, anche adulti, smaniosi di giocare ma privi dell’educazione che si matura nelle giovanili per non fare e non farsi male in campo (mentre intanto il rugby televisivo propone gesti fisici esasperati che possono essere affrontati senza rischi solo da atleti con preparazione professionistica). Perché non imporre per regolamento le mischie no contest nelle serie minori?