A Treviso rinascono i club. Ieraora, Nea, Pan Caldo, Imbarcadero: fra tifo e voglia di partecipazione, una città innamorata dei Leoni

anthony   2013-04-12   Comments Off on A Treviso rinascono i club. Ieraora, Nea, Pan Caldo, Imbarcadero: fra tifo e voglia di partecipazione, una città innamorata dei Leoni

Nel tempo dei social network e del “hai creato l’evento su facebook”, c’è una novità fra il pubblico di una culla del rugby come Treviso. Qualcosa anzi di antico e di resuscitato sorprendentemente dagli anni Ottanta, quando le passioni della palla ovale erano più legate al campanile dei derby veneti che ai match internazionali. Quando il tifo viveva di rituali goliardici (come il funerale al Petrarca, nella foto) e non conosceva l’etichetta del silenzio al momento del piazzato: all’indirizzo del calciatore rivale arrivavano ululati e improperi, toccava a lui trovare la concentrazione.

Lo Ieraora di Casale di Sile (foto Marco Sartori)

Lo Ieraora di Casale di Sile (foto Marco Sartori)

Scomparsi nell’era recente di un campionato italiano che non sapeva emozionare davvero e che il Benetton dominava incontrastato, i club del rugby rinascono oggi nel vivo dell’avventura biancoverde in Pro12: in città con il “Pan Caldo” di Santa Bona, in periferia nei covi di tifosi come l’Imbarcadero di Cendon e l’osteria da Nea di Silea, a Casale con lo “Ieraora” in un paese dove vive comunque la gloriosa tradizione dei Caimani del Sile. Singolarmente i primi ad organizzarsi erano stato i fans stranieri, con il club di Zara e quello inglese di Hoylake. Gli appassionati riscoprono il piacere dello stare insieme, della chiacchiera futile e magari polemica da Bar Sport, fra un cicchetto e un’ombra che sono l’alternativa “grassroots” all’accoppiata birra-panino classica del pub. Complice forse anche la sparizione del volley e del basket, da molti anni la febbre per la palla ovale non era così alta a Treviso. Lo dimostrano le presenze a Monigo, in netta crescita (la media si aggira attorno ai 3,500 spettatori), ma anche i segnali di questa nuova voglia di partecipazione fra i tifosi.

Manifesti d’epoca allo Ieraora (foto Marco Sartori)

Manifesti d’epoca allo Ieraora (foto Marco Sartori)

In due mesi di vita lo “Ieraora”, un circolo a cui si accede con tessera, ha già superato la quota di 300 soci. Il club ha trovato sede negli spazi su due piani di un vecchio mulino nel cuore di Casale, dismessi da qualche anno dopo il fallimento della precedente attività, ed è nato da un’idea di Beppe Duprè, ex Tarvisium, e Francesco “Iaio” Bellen, un paio di scudetti giovanili con il Benetton della nidiata 1972, quella dei Troncon, De Meneghi e compagnia. Mauro “Bobo” Bortoletto e altri appassionati hanno fornito magliette, manifesti e altro materiale storico che rendono oggi lo Ieraora un piccolo nascente museo del rugby locale.

«C’era la voglia di avere un luogo accogliente dove ritrovarsi fra gente con la stessa passione, questo è anche il significato del nome che abbiamo scelto: perché “iera ora” che ci fosse un posto così», spiega Bellen, «qui si viene per vedere rugby e per parlare di rugby: dovesse anche esserci la finale dei Mondiali di calcio, questo spazio rimarrà sempre e comunque per la palla ovale». Pienone per l’ultimo Sei Nazioni, con ospiti illustri: Troncon, Moscardi, Gritti, “Dingo” Williams.

Lo striscione del club “Pan Caldo” a Monigo

Lo striscione del club “Pan Caldo” a Monigo

E‘ stato forse anche il passaggio del rugby alla pay-tv a spingere verso il ritorno del “rito” della partita da vedere in compagnia. Uno dei ritrovi più gettonati è in questo senso l’Imbarcadero di Cendon, nella bella location sulle rive del Sile. Preziose memorabilia alle pareti, anche in questo caso.

Altra fresca novità di questa stagione è il club “Pan Caldo”, insediato sul lato sinistro della tribuna coperta e lungo la settimana presso il bar da Bepi a Santa Bona. I soci sono già 130 e rappresentano, con il loro striscione, una presenza costante anche nelle trasferte dei Leoni. Ludovico Nitoglia e Alberto Sgarbi sono già stati ospiti del club presieduto da Roberto “Roger” Sartori.

Tifosi biancoverdi in trasferta a Biarritz

Tifosi biancoverdi in trasferta a Biarritz

Altre iniziative del pubblico sono meno organizzate ma conservano quella spontaneità che continua a far innamorare del rugby. Il gruppo di tifosi raccolto attorno alla campagna “Vogliamo Rizzo in Nazionale”, ad esempio, predispone a Monigo un banchetto da condividere con i sostenitori ospiti, con specialità regionali come sarde in saor e pregiate grappe artigianali.

L’Osteria da Nea a Silea è un altro covo di appassionati, anche grazie alla passione di Walter, che gestisce questo locale con una lunga storia alle spalle (era fin dall’Ottocento uno dei luoghi di ristoro per i barcaioli sul Sile). Il prossimo 22 aprile i sostenitori biancoverdi premieranno il loro campione preferito con la “Coppa del Tifoso”. Un trofeo? No, per coppa si intende proprio l’insaccato, in questo caso nella versione del salumificio De Stefani di Guia di Valdobbiadene. Il rugby professionistico e televisivo si incrocia con le sane tradizioni locali