Biancoverdi con una marcia in più e un doppio Loamanu: “Distrutto dalla fatica dopo il primo tempo”. E non chiamamolo più Benetton-2

anthony   2013-02-27   Comments Off on Biancoverdi con una marcia in più e un doppio Loamanu: “Distrutto dalla fatica dopo il primo tempo”. E non chiamamolo più Benetton-2

Domenica dopo Benetton-Munster “Moa” Loamanu è stato l’ultimo a uscire dallo spogliatoio di Monigo, visibilmente affaticato. «Dopo 40 minuti ero già stanco morto, ad inizio ripresa poi avevo proprio finito tutte le energie», ha confessato il tongan-giapponese, che in effetti ha praticamente coperto due ruoli, facendo valere la sua fisicità sia come numero 8 che nel gioco al largo. Come spesso accade per i nomi degli isolani, si potrebbe chiamarlo… Loamanu Loamanu: domenica ha fatto la partita di due giocatori, premiato alla fine come man of the match. «Era una appuntamento speciale, tornavamo di fronte al nostro pubblico e volevamo assolutamente riscattarci dalle ultime brutte sconfitte. In terza linea avevo già giocato qualche volta a Tolone, in una situazione di carenza di uomini. Non è il mio ruolo ma non mi dispiace, non ho problemi con il contatto e credo in fin dei conti di essermela cavata abbastanza bene. La prossima partita? Sceglierà l’allenatore dove impiegarmi, a me va bene comunque finché il Benetton vince».

Lasciandosi alle spalle due nette sconfitte in trasferta il Benetton si è scoperto, anche nella sua versione senza i molti azzurri, capace di risultati e spettacolo sorprendenti. Il successo di domenica sul Munsterè di prestigio al di là del valore della classifica e clamoroso per le proporzioni del punteggio, un 34-10 frutto di cinque mete: di un simile passivo ai danni della provincia irlandese sono stati autori solamente gli Ospreys nelle ultime due stagioni di Pro12 (45-10 nella finale dell’anno scorso, 30-15 lo scorso 29 settembre).

Treviso magari non è stata irreprensibile sul piano del gioco (gridano vendetta due situazioni offensive non sfruttate in superiorità numerica con Pratichetti e Toniolatti) ma lo è stata sicuramente quanto a motivazioni e aggressività, dominando in tutte le fasi di combattimento. «Noi eravamo molli, ci è mancato completamente il coraggio», si è lamentato alla fine Rob Penney, ex Benetton da giocatore e ora sulla panchina di un club che sta affrontando una robusta ristrutturazione. In effetti ha sorpreso vedere un Munster così svogliato nel placcaggio e nei punti di incontro, impressione che viene confermata tanto più rivedendo le immagini delle mete biancoverdi.

Intanto però oggi con la maglia del Benetton nessuno si sente comprimario. L’esempio lo ha offerto Matteo Muccignat, entrato ad un quarto d’ora dalla fine e protagonista di una carica a mo‘ di ariete che ha travolto due avversari e scatenato gli applausi dei tifosi di Monigo. Oppure Andrea Pratichetti, debilitato dall’influenza, che ha rimesso fra il primo e secondo tempo ma ha poi stretto i denti fino all’ultimo per la mancanza di ricambi in panchina (il centro romano è stato infine costretto ad uscire per una ginocchiata in testa, naturalmente involontaria, di Nitoglia).

Smith con il cappellino di “Courageous”

Smith con il cappellino di “Courageous”

Sullo sfondo le grandi doti di motivatore di Franco Smith, che ha fatto ricorso anche ad un film per caricare la squadra. Si tratta di “Courageous”, una pellicola di cui l’allenatore sudafricano sfodera anche il cappellino. «L’avevo fatto vedere alla squadra anche prima della partita con gli Ospreys, vinta nel modo che sappiamo», spiega Smith, «è un film con un messaggio cristiano, che parla di quattro poliziotti e delle difficoltà nel loro rapporto con i figli. Ciò che è importante è il senso di responsabilità che i protagonisti assumono nei confronti della famiglia e della comunità. E’ questo ciò che provo a trasmettere ai giocatori: il senso di appartenenza alla squadra, intesa come appunto come una famiglia. Sono molto orgoglioso di questi ragazzi e del carattere che hanno dimostrato in campo».

Il successo di domenica segna anche il recupero di uomini importanti. Si è rivisto Marco Filippucci, che ha sostituito Loamanu. Era assente da novembre, non ha ancora tutti gli ottanta minuti sulle gambe ma intanto per la maglia numero 8 Smith ha subito un’opzione diretta. Doppies La Grange sembra sempre più inserito nel gruppo ed è nuovamente andato a segno. La maturazione di Valerio Bernabò è un dato di fatto, così come l’affidabilità di “Ludo” Nitoglia, il quale trova sempre la migliore ispirazione quando in campo c’è Brendan Williams ad allargare gli spazi e creare incertezza.

Anche Bees Roux, finora l’oggetto misterioso del mercato biancoverde, ha raggiunto uno standard di rendimento ampiamente superiore alla sufficienza. Sono stati anzi proprio Roux e il permit-player Filippo Giusti i giocatori premiati da Smith nello spogliatoio con il pallone della gara (una sorta di “man of the match” interno). Il  petrarchino, nonostante il derby Padova-Rovigo in programma domenica, rimarrà a disposizione di Treviso anche per il prossimo impegno, venerdì sul campo della capolista Ulster. «I risultati delle ultime partite erano stati bugiardi, quello che serviva a questi ragazzi era solo mettere un po’ di minuti di partita sulle gambe», commenta Smith, «si erano allenati moltissimo ma avevano giocato poco, e l’intensità necessaria la trovi solo confrontandoti con avversari veri, non con i compagni che fanno opposizione. E’ un problema che non avremmo se potessimo disporre di una seconda squadra o di un’academy, come ogni realtà professionistica».

Curiosità. Siccome in qualsiasi sport alla scaramanzia si fa attenzione, pare che nelle occasioni in cui Vittorio Munari non assiste alla partita dal vivo il Benetton vinca sempre…