Applausi per il Mogliano, ma l’importante è solo partecipare? Casellato rottamatore: «Da ripensare l’Italia in Challenge»

anthony   2012-10-22   Comments Off on Applausi per il Mogliano, ma l’importante è solo partecipare? Casellato rottamatore: «Da ripensare l’Italia in Challenge»

L’arrivo a Mogliano Veneto dei London Wasps, fondati nel 1867, rappresentava un evento storico per il club biancazzurro, anno di nascita 1969. La prima partita casalinga ufficiale in uno scenario europeo, la Challenge Cup, è stata accolta da una degna cornice di pubblico che includeva anche un buon numero di tifosi inglesi, apparsi allo stadio moglianese già… alle 10,30 di mattina.

mogliano esordio

Prima volta europea sul campo di Mogliano Veneto

Gli Wasps, pur in formazione ampiamente sperimentale, schieravano alcuni pezzi da novanta: messi insieme Haskell,Tom Palmer, Tim Payne, Rhys Thomas fanno 39+37+22+27 caps internazionali, senza considerare Southwell, Masi e il resto.

L’impressione è che i londinesi non abbiano comunque voluto premere sull’acceleratore, soprattutto una volta raggiunto l’obiettivo del bonus offensivo (era il 30′ quando il velocissimo Christian Wadeviolava per la quarta volta la meta veneta).

Di fronte allo scontato mismatch Mogliano ha risposto con un rugby in ogni caso positivo e propositivo, cercando di sviluppare il proprio gioco anche contro la superiorità fisica dei difensori inglesi. Lunghe sequenze di attacco si scontravano sulla diga giallonera ma i veneti hanno il merito di avere tenuto palla senza commettere errori di handling, dimostrando idee chiare ed ordinata organizzazione. Due volte, una per tempo, lo sforzo dei ragazzi di Properzi e Casellato è stato premiato con la meta: se la prima è stata fortuita con un rimpallo che ha favorito Maso, la seconda a inizio ripresa si deve ad una bella iniziativa chiusa da Ezio Galon su assist di Costa Repetto.

Il finale 12-59 resta un passivo pesante, come molto spesso per le italiane in Challenge. E ancora una volta risveglia il dibattito sull’opportunità della partecipazione dei nostri club, già messa in dubbio attualmente dalla possibile riforma delle coppe europee. «No, partite così non servono proprio a nessuno, ma sono certo che il nuovo Consiglio Federale, appena insediato, saprà trovare presto la soluzione», dice con un tono di celata ironia l’allenatore del Mogliano Umberto Casellato. Che poi cerca di proporre la sua, di alternativa, cioè i permit players non alle franchigie (come accaduto finora, seppur in modo discontinuo) ma dalle franchigie ai club.

La linea di attacco degli Wasps in azione

La linea di attacco degli Wasps in azione

«In tribuna oggi c’era Fuser, che in questa stagione a Treviso non ha ancora giocato un minuto e che a noi farebbe decisamente comodo. Non potrebbe giocare qualche partita di Challenge con il Mogliano? Penso anche, ad esempio, ad Andrea Pratichetti o aBenettin. Non cambierebbe la sostanza, ma forse servirebbe a far crescere il giocatore e a far crescere la squadra attraverso il contributo che può dare un innesto da un livello superiore. Ora come ora è evidente che il rugby italiano non può permettersi sei squadre che possano essere un minimo competitive in Europa. Semplicemente perché non c’è il numero sufficiente di giocatori. I ragazzi che escono dall’Accademia, del 1993, non sono pronti per la prima squadra e tantomeno per giocare le Coppe, mentre lo è Wade, l’ala dei Wasps che è un ’92 (in realtà un ’91, ndr): allora forse c’è qualcosa che non va nell’Accademia…»

Allo stesso tempo la partecipazione alla Challenge per una squadra come Mogliano è una notevole occasione di visibilità, di confronto con un rugby di livello superiore sia sul campo che fuori. Le coppe europee in questi anni hanno ampliato i confini di un mondo tradizionalmente molto ristretto, garantendo anche a spagnoli, romeni, italiani (e al loro pubblico) di partecipare alla festa della palla ovale, di assaggiare il sapore di un evento di dimensione continentale. Quello di ieri a Mogliano è stato un pomeriggio di rugby piacevolissimo, che qualche nuovo appassionato l’avrà di certo intercettato.

«Ma se si tratta solo di vendere qualche birra e qualche panino in più, potremmo allora organizzare una bella sagra paesana», commenta amaramente Casellato, «qui parliamo invece di crescita. Avere giocato con gli Wasps, con una tale differenza di livello, ci è utile per crescere? Vediamo se ci servirà per essere più performanti in campionato. Non abbiamo infortuni importanti dopo la Challenge, forse gli impatti con John Haskell serviranno ai ragazzi per alzare il loro standard fisico. Nel prossimo match affrontiamo le Fiamme Oro, all’interno di una caserma e su un terreno sintetico, la scorsa settimana eravamo a Bayonne di fronte a 6mila spettatori: un bel salto».