La novità Di Bernardo. «Ora sento la fiducia di tutto lo staff». Dal Jockey Rosario “verdiblanco”, un Puma tra i Leoni

anthony   2012-10-10   Comments Off on La novità Di Bernardo. «Ora sento la fiducia di tutto lo staff». Dal Jockey Rosario “verdiblanco”, un Puma tra i Leoni

Classe 1980, Alberto Di Bernardo ha cominciato a giocare a 5 anni nel prestigioso Jockey Clubdella natale Rosario. Colori sociali biancoverdi, o meglio “verdiblanco”: forse un segno del destino che ora con la maglia del Benetton l’apertura stia vivendo una sorta di seconda giovinezza. In mezzo tanta gavetta, da globetrotter fra Italia (Leonessa Brescia e L’Aquila), Inghilterra (Cornish Pirates e Leeds) e Francia (Bourgoin). Gli inizi a Rosario “Beto” li ha raccontati una volta al sito argentino Rugbytime.com e dicono di come possa nascere una passione – quella per questo sport e per il tuo primo club – che poi ti tieni dentro per sempre.

Nella foto: Di Bernardo

Di Bernardo firma il successo contro gli Scarlets

«Cominciai con i Pre-pre-Mosquitos a cinque anni. Mi ricordo andare al campo mano nella mano con mio padre, indossare le scarpette alle nove di mattina assieme a tutti gli altri giocatori, vedere la partita della prima squadra e rientrare a casa alle dieci di sera con la divisa ancora addosso».

Un’atmosfera di club fondamentale perché si tramandino esperienze e senso di appartenenze e che probabilmente è all’origine del successo del rugby argentino.

Oggi Di Bernardo è la vera sorpresa della stagione di Treviso. Se il soprannome del Benetton è quello di Leoni, prolungando la metafora anche un Puma può comunque far parte del branco dei “felini”. L’adozione, tuttavia, non è stata affatto immediata. Per l’intera annata scorsa l’argentino è rimasto ai margini del gruppo, disputando solamente 236 minuti e appena due partite da titolare. Quest’estate è stato confermato per volontà della dirigenza più che dello staff tecnico. «Il primo anno non è stato facile», dice, «come ogni giocatore avevo voglia di scendere il campo, da professionista sai che devi metterti al servizio della squadra ma poi il tempo di gioco ti sembra sempre troppo poco. Mi hanno aiutato ad inserirmi gli altri argentini Nacho, Trompis e Pedro (alias Fernandez-Rouyet, Sbaraglini eDi Santo, ndr). Ora sento la fiducia di tutti, sono tranquillo in campo e anche a posto fisicamente per affrontare un rugby come quello di Pro12 e Heineken Cup che richiede molto impegno».

Quest’anno ha giocato 4 partite da titolare segnando 26 punti, di cui 12 nel successo di Edimburgo sabato scorso, calciando con un discreto 73% (11 su 15) con la sua caratteristica rincorsa corta. Soprattutto è apparso finora più convincente in regia di Kris Burton, il quale ora sembra soffrire la competizione per il posto da titolare. Qualcuno ha già parlato di Nazionale: forse un’esagerazione, ma è vero che Jacques Brunel non ha poi tante possibilità di scelta per il ruolo più delicato.

beto di bernardo

Di Bernardo con Nicolas Canavosio con la maglia
del Conad L’Aquila (da rugbytime.com)

Contro gli Scarlets, nell’ultima uscita a Monigo, Di Bernardo ha segnato al 79’ il piazzato del sorpasso biancoverde sui gallesi, regalando al pubblico biancoverde la gioia scippata nella stessa maniera daJonathan Sexton in Benetton-Leinster. Il calcio non rientrava fra quelli di ordinaria amministrazione, sia per la distanza (l’ovale era sistemato giusto nella linea di metà campo, dunque a 50 metri dai pali) che per la pressione del momento. «La potenza per calciare da quella distanza so di averla, la posizione era centrale. Ho cercato di rimanere concentrato, è andata bene. In realtà le cose si erano complicate perché noi volevamo vincere con il bonus offensivo e per quel motivo negli ultimi minuti avevamo scelto la touche invece di piazzare. Sono felice soprattutto perché il calcio è servito ad ottenere una vittoria meritata da tutta la squadra, quello di mettere dentro i calci è il mio compito così come i miei compagni ne hanno altri. Una grande gioia, alla fine. Il mio primo pensiero è andato alla mia famiglia, sapevo che dall’Argentina stavano vedendo in internet la partita»

E quella sera, poi, non ha dormito. L’adrenalina però non c’entra: all’una di notte, infatti, era in programma in tivù la diretta di Argentina-Australia dallo stadio Gigante de Arroyito di Rosario. «Una sfida dei Pumas non si può mai perdere, tanto più se giocata nella mia città», spiegava alla fine della partita Di Bernardo, «avete visto con che grinta scendono in campo Rodrigo Roncero e compagni? E’ incredibile, pensandoci bene, che l’Argentina riesca a giocasela con Nuova Zelanda, Australia e Sud Africa avendo una struttura in pratica completamente dilettantistica. I Pumas hanno un grande cuore. E’ la stessa voglia di vincere che vedo anche qui nel Benetton. In fondo italiani e argentini siamo comunque latini, nel carattere ci assomigliamo».